15-11-2018

EROGAZIONE E COSTI AGGIUNTIVI SERVIZIO IDRICO

Studi Scritto da  Venerdì, 24 Novembre 2017 10:26

COSTI AGGIUNTIVI ALLE BOLLETTE ACQUA DETERMINATI DA SCADENTE SERVIZIO IDRICO CHE OBBLIGA LE FAMIGLIE A DOTARSI DI APPARECCHIATURE APPROPRIATE. ESEMPLIFICAZIONE REGIONE SICILIA ELABORATA DA ISSCON E FEDERCONSUMATORI SICILIA. L’ESEMPLIFICAZIONE HA VALIDITA’ IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE PER CHI SI TROVA IN IDENTICHE CONDIZIONI

Come ben sanno le famiglie la regione Sicilia fruisce di un servizio pessimo per quanto riguarda l’erogazione dell’acqua potabile.

Un quadro disastroso fotografato dagli ultimi dati nazionali disponibili dell'Istat: nel 2014, tre famiglie siciliane su 10 hanno lamentato disservizi nella distribuzione dell'acqua; sui 256 giorni nazionali di riduzione o sospensione del servizio su un territorio comunale, ben 245 si sono verificati in Sicilia; sui 1.033 giorni di riduzione o sospensione su parte del territorio comunale, sono 318 quelli siciliani (quasi il 40% del totale).

Le perdite alle condutture delle reti siciliane sono oltre la media nazionale (38,2%) per sette comuni capoluogo su nove con Palermo (54,6%), Messina (54,1%), Agrigento (53,5%) e Catania (51,6%); altri due sono di poco al disotto di questa soglia, Trapani (46,7%) e Siracusa (47,4%); soltanto Enna e Caltanissetta si spingono di pochissimo al di sotto della media nazionale (38,2%).

I Siciliani per questo servizio estremamente scadente pagano un costo elevatissimo in bollette dell’acqua, così come esplicitato nella XV Indagine Nazionale sulle Tariffe 2016 del Servizio Idrico Integrato, realizzata da Fondazione ISSCON, ANEA e Federconsumatori.

Agrigento, Caltanissetta, Enna e Ragusa (cioè quattro capoluoghi su nove) sono al di sopra della media sia nazionale 282 euro che del sud 255 euro. Enna, è la quinta città capoluogo in Italia dopo Grosseto, Siena, Arezzo, Frosinone e Pisa.

Strutture, quindi, fatiscenti che perdono oltre il 50% della erogazione - razionamenti nella stessa erogazione quando non vera e propria cessazione del servizio - cronica bassa pressione e quindi lentezza nella erogazione stessa -  erogazione addirittura di acqua non potabile nelle tubazioni familiari. Per rendere un minimo fruibile tale servizio le famiglie devono obbligatoriamente ricorrere a:

  • un serbatoio di accumulo per immagazzinare un certo quantitativo d'acqua in arrivo dalla rete
  • una pompa elettrica, solitamente di tipo centrifugo, con portata e prevalenza adeguate
  • un pressostato, interruttore in grado di accendere automaticamente la pompa in funzione della pressione dell'acqua

Tali apparecchiature, ovviamente, hanno un costo di investimento nonché costi energetici per il loro funzionamento rendendo più costose le proprie bollette elettriche.

Anche se naturalmente i consumi sono molto differenziati per via del numero dei componenti o per le diverse abitudini familiari o se vivono in condomini o in singole abitazioni, si possono tuttavia ragionevolmente fare questi calcoli statistici:

SPESA PER INVESTIMENTO IMPIANTO AGGIUNTIVO (autoclave-pompa-pressostato-tubazioni-mano d’opera) 1.100 €.  Con ammortamento ipotizzato a 25 anni spesa aggiuntiva pari 44 € annui

SPESA ENERGETICA IN BOLLETTA LUCE (per consumo acqua 150 MC e tre componenti familiari) spesa aggiuntiva pari a 92 € annui

UTILIZZANDO ORA I DATI DI COSTO BOLLETTE DELL’ULTIMO STUDIO ISSCON EFFETTUATO E PUBBLICIZZATO NELL’OTTOBRE 2017 POSSIAMO ELABORARE I REALI COSTI IN €/ANNUI DEL (PESSIMO) SERVIZIO IDRICO NELLE VARIE PROVINCE SICILIANE:

      CITTA’          BOLLETTA ACQUA     IMPIANTO    BOLLETTA LUCE             TOTALE

AGRIGENTO           330                            44                       92                               466

CALTANISSETTA    392                            44                       92                               528

CATANIA                147                             44                       92                              283

ENNA                      450                             44                       92                              586

MESSINA                220                             44                       92                              356

PALERMO               225                             44                       92                              361

RAGUSA                 306                              44                       92                              442

SIRACUSA               201                             44                        92                             337

TRAPANI                 253                             44                        92                             389

La cosa impressionante sono i ricarichi indiretti che fanno lievitare in misura considerevole i costi del servizio idrico in una Regione che oltre alla qualità negativa del servizio gode di primati negativi in termini di potere di acquisto e di disoccupazione strutturale, soprattutto giovanile.

Grave quindi, la situazione che situa tali costi ben al di sopra delle spese effettate dalle famiglie in altre regioni del Paese e della stessa media nazionale che è pari a 283 € annui.  Vi è inoltre una incredibile e insopportabile rapporto tra spesa diretta (tariffa netta) e quella indiretta aggiuntiva con percentuali che vanno dal + 30% di ENNA ad addirittura un + 92,5% di CATANIA. Oltretutto a Catania non possiamo omettere il tentativo di una società del sistema idrico operante in città e nell'hinterland di immettere, in fattura agli utenti, illegittime quote per l'ammodernamento della propria rete di distribuzione, contrastate con successo.

 

Al quadro, di per sé già critico, non possiamo non ricordare l’inesistenza di una politica mirata alla tutela delle acque, a partire dal loro stoccaggio e alla loro potabilità. Inoltre a causa della mancanza di risorse da destinare anche alla normale manutenzione, diventa notizia quanto succede nei bacini idrici Comunelli e Disueri del comprensorio di Gela i quali, a causa del fango che riempiva per oltre la metà del loro volume gli invasi, hanno visto disperdere in mare milioni di metri cubi d’acqua rivenienti dalle piogge dei giorni scorsi.

Ed ancora – a due anni di distanza – la situazione della rottura della condotta del Fiumefreddo, che porta l’acqua nella città di Messina, non è ancora del tutto risolta, a causa della estrema delicatezza di quella condotta.

Tali paradossi si ripercuotono quindi sulle tasche dei cittadini siciliani, i quali pagano uno dei servizi più cari in Italia per la gestione del sistema idrico, ricevendo allo stesso tempo uno dei peggiori servizi oltre che acqua, a volte, ai limiti della potabilità.

Emblematica, inoltre, la situazione delle acque distribuite a Catania, le quali devono fare i conti con la presenza di vanadio, metallo pesante presente nelle rocce laviche del vulcano Etna e che da anni è oggetto di studio sulla reale pericolosità per l’organismo.

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